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Il leone di Giuda

LA VERA STORIA

DEL MUSEO D’ARTE

MODERNA E CONTEMPORANEA

PALAZZO GAMBA

CHÂTILLON

Valle d’Aosta




C’era una volta…un re, diranno i miei Attentissimi Lettori, no, c’era un critico d’arte torinese, di nome Janus, che conosceva bene la Valle d’Aosta. L’aveva frequentata più di una volta da ragazzo ed era stato affascinato dalla bellezza delle sue valli, dalla purezza delle sue montagne, dalla poesia del suo paesaggio. Un giorno gli venne l’idea di introdurre nella bellezza della natura la bellezza dell’arte. Fece un progetto, salì in Valle, lo presentò, fu approvato e cominciò il suo lavoro.

Conobbe in quell’occasione, per la prima volta, Anna Ugliano, che gli dette un’intensa collaborazione. Già lavorava con la Regione Autonoma Valle d’Aosta, ma sul ruolo che in questa storia Anna Ugliano ebbe preferisce non dire nulla, poiché Anna Ugliano sta già scrivendo la sua versione dei fatti.

Era il 1986.


La sua idea era quella di far conoscere gli aspetti più originali dell’arte contemporanea (e non solo quella). La Valle d’Aosta nel corso degli anni era diventata moderna, possedeva ormai una agricoltura moderna, produceva latte, formaggi, salumi, carni, vini di altissima qualità e molti altri prodotti, aveva introdotto strutture moderne nel campo del turismo, dello sport, del commercio, della cultura. Una moderna autostrada la collega a Torino ed un Traforo la porta verso l’Europa. Ha le più belle montagne del mondo, visitate da numerosi turisti. È bilingue. È nella condizione ideale per diventare una regione europea.

Meritava quindi qualche cosa di moderno.


1 – Rinunciò ad acquisire pacchetti di mostre già confezionate, ma preferì rivolgersi direttamente agli artisti (o ai loro eredi).

Propose ad ogni Artista che invitava di pensare ad un’esposizione originale, creata appositamente per la Valle d’Aosta, e quasi tutti accolsero questo suggerimento.

Le loro mostre dovevano distinguersi da tutte le altre, dovevano rappresentare una tappa importante del loro percorso artistico. Dovevano stupire e ci riuscirono. Ebbero un consenso di livello nazionale (e non solo).


2 – Queste furono le principali esposizioni:

1986: Alberto Abate

1987: Omar Galliani - Allitterazioni (Dieci Artisti del MAC tra ieri e oggi) - Pablo Echaurren - Luigi Mainolfi - Flavio Costantini - Luciano Finessi - Umberto Mastroianni - Paolo Baratella - Bruno Benuzzi - Tano Festa - Lucio Bulgarelli - Mirella Bentivoglio - Emile Bionaz - Italo Mus

1988: Mimmo Germanà - Felice Levini - Gillo Dorfles - Mario Schifano (che venne appositamente ad Aosta, dove creò direttamente la sua esposizione, dipingendo quadri di assoluta originalità) - Maurice De Vlaminck - Nino Longobardi - Cro-mantica/Colore e Linguaggio - Il Ramo d’Oro della Valle d’Aosta/Sculture in legno ed in pietra - Emilio Tadini - Gianni Del Bue - Il Fronte Nuovo delle Arti alla Biennale di Venezia del 1948 - Mario De Biasi (pittore) - Architetture barocche in Piemonte - Renzino Cosson

1989: Paul Rebeyrolle - Franco Angeli - Franco Corni - Lucio Del Pezzo - Arturo Martini (un’ampia esposizione antologica per il centenario della nascita, con opere che andavano dal 1920 al 1947) - Dorino Ouvrier - Riccardo Tommasi Ferroni - Enrico Colombotto Rosso - Eugène Viollet Le-Duc - Vasco Ascolini

1990: Franco Vaccari - Marco Del Re - Il Fiore dell’Impressionismo (in collaborazione con la Bibliothèque Nationale de Paris) - Giuliana Cunéaz - Giovanni Guarlotti - Jacques Monory - Giovanni Thoux - Un Itinerario sul filo della scultura (intorno alle sculture acquisite per la Valle d’Aosta, destinate alla futura Pinacoteca) - Il Filo di Arianna (Cunéaz/Tutino/Juglair/Nuvolari/Salino/Torchio) - Luciano Proverbio - Tempo contro Tempo (Grobberio/Martinetti/Piccato/Robino/Turco/
Vessoney)

1991: Massimo Rao - Pittori Valdostani di un tempo – Giorgio Tonelli - Vladimir Velickovic - Franco Balan - Emilio Isgrò - Alberto Savinio/Pittore di teatro - Joe Tilson - Nanda Lanfranco - Giuseppe Modica - Behi Shamiri (un artista iraniano fuggito in Francia) - Peter Stämpfli - Giorgio De Silva – Silvia Lelli/Roberto Masotti - Un Atelier à Bret

1992: Uomini Santi e Draghi (disegni italiani dal XV al XVIII secolo, in collaborazione con il Museo Puskin di Mosca) - Arturo Nathan (un artista deceduto come ebreo in un campo di sterminio) - Roberto Barni - Gianantonio Abate - Gianfranco Baruchello - Luciano Finessi - Marco Jaccond - Patrizia Nuvolari - Bruno D’Arcevia - Fernand Michaud - Realtà e Surrealtà/Fotografie al femminile (Astrid/Mahr/Nuvolari) - Viaggio fotografico nell’interno della Valle d’Aosta

1993: Giovanni Testori – I Labirinti del Segno - Andrea Granchi - Giuseppe Zigaina - Marco Rossati - Barbara Tutino - Marina Torchio - Francesco Messina (una notevole esposizione con opere in bronzo di grande formato, dal 1935 al 1993, e con la creazione di un catalogo-oggetto, presentato dal celebre studioso Federico Zeri, ed all’inaugurazione fu presente anche il grande scultore, allora novantatreenne) - Gauguin e i suoi amici in Bretagna - Franco Fontana

1994: Ugo Nespolo - La Leggenda Misteriosa della Scuola di Parigi a Montparnasse (in collaborazione con il Museo del Petit Palace di Ginevra) – Gabriella Benedini - Roberto Priod - Marc Chagall

1995: André Masson (una grande mostra antologica dedicata ad uno dei massimi protagonisti del Surrealismo francese, in collaborazione con il Comité Masson di Parigi).


Diverse esposizioni dettero l’occasione ad artisti valdostani di emergere.

L’esposizione di Italo Mus – De Nouveau sous le soleil – del 1987 – fu la più ampia rassegna antologica dedicata all’artista valdostano con 348 opere.


3 – Pubblicò cataloghi che avevano una loro precisa fisionomia estetica (in italiano, francese e più tardi anche in inglese). Molti cataloghi contenevano un’opera grafica originale, appositamente eseguita dall’artista per questa occasione. Diffuse i suoi comunicati stampa in tutta Italia ed anche all’estero. Qualcuno li ha perfino raccolti.


4 – Per restare fedele ai suoi principi di un maggiore coinvolgimento culturale ricorse alla collaborazione d’importanti studiosi d’arte:

Almansi Guido - Antolini Adriano - Arruga Lorenzo - Mirella Bandini - Barberi Sandra - Luca M. Barbero - Barilli Renato - Irene Bignardi - Bonito Oliva Achille – Bossaglia Rossana - Giorgio Sebastiano Brizio - Bruno Gianfranco - Calvesi Maurizio - Caramel Luciano - Carandente Giovanni - Caroli Flavio - Corgnati Martina - Cusinberche Jean-Marie - Del Guercio Antonio - De Micheli Mario - De Santi Floriano - Di Martino Enzo - Dorfles Gillo – Duby Georges - Fagiolo Dell’Arco Maurizio - Ficarra Antonio - Frey Pierre A. - Fossier François - Gallo Francesco - Gatt Giuseppe – Gatto Chanu Tersilla - Gian Ferrari Claudia - Giaveri Marina - Gombrich Ernst H. - Gonzaléz-Palacios Alvar - Gualdoni Flaminio - Iovine Giovanni - Jouffroy Alain - Lagnier Emanuela - Lemaire Gérard-Georges - Maiskaya Marina - Masini Lara-Vinca - Orengo Nico - Ottieri Alessandra - Pinottini Marzio - Poli Francesco - Portoghesi Paolo - Quintavalle Arturo Carlo - Raboni Giovanni - Restany Pierre - Rondolino Gianni – Rosci Marco - Sanguineti Edoardo - Santagostini Mario - Scimé Giuliana - Schwarz Angelo - Sgarbi Vittorio - Steingräber Erich - Tassi Roberto - Testori Giovanni - Thiebat Piergiorgio - Trini Tommaso - Vallés-Bled Maïthé - Venturoli Marcello - Vescovo Marisa - Vignon Claude - Zeri Federico – e altri.


5 – Promosse l’istituzione di un Ufficio Mostre, che prima non esisteva, come un punto di partenza indispensabile per fare bene un lavoro efficace, composto da persone entusiaste che gli hanno dato un magnifico aiuto. È giusto ricordare i loro nomi perché senza la loro collaborazione sarebbe stato impossibile fare un lavoro così ampio: Fortunato Sergi, Riccarda Lettry, Graziella Tiberti, Daniela Fazari, Stefania Muti, Christine Valeton, ed altre che si aggiunsero in seguito, infine Anna Ugliano, che ebbe un ruolo importante che sarà messo in evidenza dal suo personale contributo critico. Dall'esterno si avvalse della preziosa collaborazione  dei grafici Franco Balan e Arnaldo Tranti che ridisegnarono il volto della nuova realtà con il loro indubbio talento.


6 – Pensò alla costituzione di una importante Biblioteca di libri d’arte, composta da migliaia di volumi, provenienti da tutto il mondo (ma una metà provenivano dalle collezioni personali del critico d’arte). Ignora dove ora questa biblioteca si trovi, se è ancora chiusa in casse in qualche deposito.


7 – Pubblicò una rivista d’arte di grande formato, di 46 x 32 cm, Quaderni d’Arte della Valle d’Aosta, - per dare notizie sull’attività svolta. Conteneva nell’interno i manifesti delle esposizioni in quel momento in corso.


8 - Promosse attività didattica con l’esposizione Un Atelier à Bret – L’Art, la Recherche et les enfants – a cura di Piera Béchaz, con disegni di bambini ispirati alle opere degli artisti moderni che venivano esposti ad Aosta.


9 – Curò una collana di esposizioni fotografiche: La scacchiera fotografica.


10 – In quel periodo si dedicò esclusivamente a questo lavoro e rifiutò qualsiasi altra attività economica.


11 – Molti artisti gli avrebbero regalato volentieri una loro opera, ma anche in questo caso rifiutò per lo stesso motivo. Preferì che le donassero alla Valle per uno scopo più ambizioso.


12 – Come conseguenza logica di tutta questa attività cominciò a lavorare intorno all’idea di istituire una pinacoteca d’arte moderna, che avrebbe dovuto arricchire il panorama artistico della Valle.

Si mise subito al lavoro per realizzare questo progetto. Identificò nel Palazzo Gamba di Châtillon, nel centro della Valle, dopo averlo visitato, l’edificio ideale per ospitare questa pinacoteca, ma da anni era in abbandono ed andava totalmente restaurato per adeguarlo a questo scopo. Consultò gli architetti del luogo, propose l’idea alla Valle, ne parlò diffusamente nei suoi Quaderni della Valle d’Aosta e sulle Agende annuali che pubblicava, con la riproduzione delle opere che via via i vari Artisti donavano alla Valle. L’idea si fece lentamente strada per la sua novità e per la sua originalità.


13 – Gli Artisti che furono interpellati aderirono con entusiasmo al progetto, contribuirono alla nascita di questa pinacoteca con la loro personalità, il loro carattere, il loro talento e con la donazione delle loro opere, talvolta più di una. Prima di allora nessuno aveva avuto questa idea, nessuno aveva mai pensato nemmeno lontanamente a questa possibilità che avrebbe dato alla Valle un alto prestigio culturale (e turistico). Numerose sono state le opere raccolte. Questi sono i nomi degli Artisti donatori:

Abate Alberto - Abate Gianantonio – Aloi Joseph Miguel - Alpegiani Renato – Angeli Franco - Antinucci Luigi - Balan Franco - Baratella Paolo - Barni Roberto - Baruchello Gianfranco - Benedini Gabriella - Bentivoglio Mirella (con tre opere molto importanti) - Benuzzi Bruno - Bertello Guido – Bruno Cesare - Bulgarelli Lucio - Carella Amerigo - Cavallotti Vannetta - Colombotto Rosso Enrico - Consiglio Letterio – Costantini Flavio - Cunéaz Giuliana – D’Arcevia Bruno - De Biasi Mario - Del Bue Gianni - Del Pezzo Lucio - Del Re Marco – De Silva Giorgio - Donzelli Bruno (uno dei due dipinti fu regalato alla Valle dallo stesso critico d’arte) - Dorfles Gillo - Dynys Chiara - Echaurren Pablo – Festa Tano - Finelli Pietro - Finessi Luciano - Firpo Angioletta – Galliani Omar - Germanà Mimmo – Ghiazza Renato - Ghiotti Massimo – Granchi Andrea - Guarlotti Giovanni - Isgrò Emilio - Jaccond Mario – Lanfranco Nanda - Levini Felice - Longobardi Nino - Mainolfi Luigi – Martino Nicola Maria - Mastroianni Umberto (artista di grande generosità, donò una grande scultura in ferro, alta 12 metri, del 1973: La stele della pace) – Messina Francesco (avrebbe volentieri regalato alla Valle tutta la sua cospicua gipsoteca, ma la Valle non accettò l’offerta) - Michaud Fernand - Modica Giuseppe – Nespolo Ugo - Nicoletta Cristiano - Pagliasso Giancarlo - Parisot Adriano – Peiretti Gianfranco – Pompili Graziano - Priod Roberto – Proverbio Luciano - Rao Massimo - Rossati Marco - Sacchetti Massimo - Schifano Mario - Soffiantino Giacomo - Stämpfli Peter - Tadini Emilio - Testori Giovanni - Tilson Joe – Tommasi Ferroni Riccardo - Tonelli Giorgio - Torchio Marina - Thoux Giovanni - Tutino Barbara - Vaccari Franco - Velickovic Vladimir - Vistosi Luciano - ed altri ancora.

In quegli anni la Pinacoteca ancora non esisteva. Era tutta nella mente del critico d’arte, il quale coinvolse anche alcuni artisti al di fuori di ogni esposizione in Valle. La loro donazione fu frutto della loro generosità.

Raccolse anche molte opere fotografiche.


14 – In questa occasione venne a sapere che esisteva una importante scultura di ARTURO MARTINI, acquisita in passato dalla Valle, Il Leone di Giuda, un’opera unica nel panorama di questo grandissimo artista, un bronzo del 1936, alto 260 cm, che era stato, forse, dimenticato in un deposito periferico, tra antiche sedie e scrivanie fuori uso. Ricuperò questa scultura e la fece sistemare davanti al Centre Saint-Benin di Aosta perché tutti potessero ammirarla.


15 – Un giornale locale, per dargli il benvenuto, scrisse che quel critico d’arte era un “mercenario straniero”, poiché introduceva nella Valle valori estetici che erano estranei alla cultura locale. Il critico proveniva soltanto da Torino, non dall’Africa. Hospes, hostis!


16 – Nel 1993 evitò alla Valle uno scandalo che l’avrebbe coperta di ridicolo. Uno spirito molto avventuroso aveva scoperto in Francia, su un mercatino, sei disegni firmati “Vincent” e ne aveva subito dedotto che si trattava di opere sconosciute di Vincent Van Gogh, del 1888. Propose alla Valle d’Aosta di esporli. Erano già stati rifiutati dai maggiori musei europei. Avrebbe avuto da questa operazione un notevole vantaggio economico, ma il critico d’arte, sulla base di una inconfutabile documentazione, sapeva che erano falsi. Il critico, che era stato tenuto all’oscuro di questa operazione, intervenne appena in tempo per fermare l’esposizione proprio la sera prima, e si fece, naturalmente, qualche nemico. Era stato perfino pubblicato uno strano catalogo, a cura dell’autore e scopritore, di 109 pagine, con numerose illustrazioni dal titolo pomposo: “Vincent Van Gogh - L’Album japonais”, ma fu ritirato dalla circolazione.


17 – Il critico d’arte ebbe anche il torto di opporsi a qualche esposizione che non avrebbe fatto fare bella figura alla Valle d’Aosta. Si preoccupava più del prestigio della Valle che dei propri interessi.


18 – Gli eventi lo indussero a lasciare bruscamente la Valle d’Aosta nel 1995, dopo la prestigiosa esposizione di André Masson, senza una minima parola di ringraziamento.


19 – Il progetto della pinacoteca andò avanti negli anni successivi senza di lui. Il Palazzo Gamba venne restaurato, i lavori durarono diversi anni. La pinacoteca con le opere raccolte dal critico d’arte, e con quelle che la Valle aveva già acquisito in diverse occasioni, è stata inaugurata il 27 ottobre 2012 ed ha preso il nome di Museo d’Arte Moderna e Contemporanea.


20 – C’è ancora un piccolo particolare da aggiungere. Il critico d’arte, ricordiamo che si chiama Janus, che era stato l’ispiratore e l’iniziatore di questa pinacoteca, non venne interpellato, non è stato invitato all’inaugurazione, il suo nome è stato ignorato, in virtù di qualche regola affine all’usurpazione.

Non gli è stato nemmeno mandato il catalogo di questo evento, come atto di pura cortesia (occorrerebbe mandarlo, secondo una regola universale, almeno a tutti gli artisti che hanno donato un’opera), ma l’ha comprato direttamente in libreria. Il suo nome viene inserito nello sfondo. Non gli è stato riconosciuto il ruolo innovativo che la sua attività ha avuto nel corso di circa un decennio. Non viene detto che gli artisti hanno donato le loro opere soltanto perché il critico Janus ha chiesto a loro di farlo. Altrimenti non ci avrebbero mai pensato.

Merita d’essere citata, tra tante altre, come esempio, una colossale falsità, pag. 99 del catalogo: “Nel 1988 la Regione invitò ad Aosta Mario Schifano, allora al culmine della sua notorietà, per eseguire in loco una serie di dipinti per una mostra personale”.

La Regione non ha invitato assolutamente nessuno, né Schifano né altri, ma è stato il critico Janus che ha invitato Schifano ad Aosta e l’ha seguito nella preparazione della sua mostra, ha acquisito l’opera entrata nella pinacoteca (come per tutti gli altri artisti e come per tutte le altre acquisizioni).

Per compiere questa operazione di occultamento non basta una forma di malevolenza politica, ma occorre trovare la persona adatta ad ingoiare anche le pietre come fa uno Struzzo.

La persona adatta venne individuata e si mise subito all’opera per occultare e manipolare la storia.

L’Ufficio Stampa della Valle ha diffuso un Comunicato nel quale viene affermato che: “il programma espositivo pluriennale degli anni ’80 e ’90, che comprendeva un centinaio di mostre soprattutto personali focalizzate sulla pittura [in realtà ci sono state anche mostre dedicate alle sculture] fu occasione di nuove acquisizioni pubbliche concentrate sul contemporaneo, dall’ultima Pop Art alla Poesia Visiva, all’Anacronismo e Citazionismo, alla Transavanguardia sino ai Nuovi-Nuovi ed all’Arte Debole”, senza ricordare l’essenziale, cioè il promotore di quella stagione artistica e le linee della sua ricerca.

Evidentemente non ingoia solo le pietre, ma come fanno gli struzzi mette anche la testa sotto la sabbia.

Questa non è una fiaba dei fratelli Grimm, ma l’epilogo è stato scritto dagli Orchi che hanno la memoria corta.




Febbraio 2013

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